Ci sono immagini capaci di scrivere pagine di storia. La storia di uomini e di cavalli. E della passione senza la quale il loro mondo di fieno, cuoio, sudore e trionfi non potrebbe sopravvivere.
Per lavorare con i cavalli ci vuole amore. Inalienabile, senza compromessi, estremo. Quello che fa dimenticare il gelo delle albe nebbiose, il sole calcinante, le giornate sotto la pioggia ad aspettare di racchiudere, in uno scatto, il momento perfetto. È il prezzo da pagare, perché solamente purificata nell’emozione dell’attesa, della pazienza e della fatica l’icona può trascendere dalla pura materia. Elevarsi e tornare alle sue origini, l’amore.
Questo sentimento rende unico il lavoro di Stefano Grasso, fotografo triestino e cacciatore di fuggenti attimi di vittoria e di tenerezza, di forza smisurata e di altrettanto immensa grazia, di stamina e di libertà. Magia eterea di gesti che solo una grande sensibilità può congelare senza cadere nel banale manierismo del sensazionale. Immagine che diventa potenza comunicativa nella costante ricerca della perfezione vista come percorso e mai come punto d’arrivo.
“Bisogna trovare il proprio sogno perché la strada diventi facile” – ci ha insegnato Hermann Hesse. Ma, aggiunge, “non esiste un sogno perpetuo. Ogni sogno cede il posto a un sogno nuovo, e non bisogna volerne trattenere alcuno”. Per Stefano la fotografia è un po’ questo, filosofia di vita divenuta mestiere e arte. Di sogno in sogno, di scatto in scatto, senza trattenerne alcuno se non la pura presenza magnetica. E sottolineare in pixel e colori lo scorrere del tempo attraverso i suoi protagonisti.

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